La nostra storia

Nella storia di Venezia non esistono istituti di formazione marinaresca nei quali si possa rinvenire un progenitore dell’attuale Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”.
La Serenissima Repubblica era priva di un’accademia navale o comunque di un istituto deputato alla formazioni dei propri ufficiali, né tanto meno dei marinai: il “mestiere” si imparava a bordo, e d’altra parte quello di ufficiale dell’Armata, grossa o sottile, era uno dei molti compiti cui un patrizio poteva essere chiamato a ricoprire nel suo cursus honorum.

La prima dominazione austriaca a seguito della caduta della Repubblica portò alla nascita della Marina Austro-Veneta e, nel suo ambito, di una vera e propria accademia navale per la formazione dei propri ufficiali, il Marinekollegium, situato in Arsenale e dalla brevissima esistenza (1802-1806). La successiva seconda dominazione francese portò, sulla falsariga del precedente collegio, alla creazione della Scuola per Cadetti di Marina collocata nel convento di espropriato di S. Anna (1810-1814). Col ritorno di Venezia all’Austria l’istituto di S. Anna fu mantenuto in vita, con le medesime funzioni e il nome di Imperial Regio Collegio dei Cadetti di Marina. Quell’accademia fu non solo la fucina dei più noti comandanti e ammiragli della flotta austro-ungarica nel XIX secolo, ma pure la culla (si pensi alla società Esperia, che vi prosperò, e ai fratelli Bandiera, allievi del Collegio) dei fermenti di italianità che sfociarono nella rivoluzione di Manin del 1848-49: per il che, dopo quel fallito esperimento e il ritorno del dominatore austriaco, il Collegio fu trasferito a Trieste e poi a Fiume.
 
Con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866 Venezia tornò ad ospitare, dopo poco tempo (1867), un istituto di formazione marinaresca, la Regia Scuola Macchinisti (dal 1912 Regia Scuola Meccanici) collocata nell’ex convento della Celestia, all’interno del comprensorio dell’Arsenale. Va poi menzionata l’esperienza della nave-asilo Scilla, ente di beneficienza creato all’inizio del ’900 destinato alla formazione elementare di orfani e poveri. 
Fu proprio la necessità di dotare quell’istituto di una sede a terra, e non più su una nave, a convincere i vertici dell’Opera Nazionale Balilla, all’inizio degli anni ’30, a progettare un complesso ex novo nell’isola di S. Elena. La contemporanea istituzione a Brindisi di una “Accademia premarinara” indusse il Partito ad accantonare l’idea di collocare nell’erigendo istituto la Scilla, per ospitarvi al contrario una scuola identica a quella in costruzione in Puglia. Fu così che, posata la prima pietra (tratta simbolicamente dall’Arsenale, e tuttora visibile) il 9 ottobre 1936, un anno dopo poterono iniziare i corsi del Collegio Navale della GIL di Venezia. Al pari del Collegio brindisino, questo istituto, gestito dalla Gioventù Italiana del Littorio col concorso della Regia Marina, aveva nelle intenzioni dei fondatori il compito di formare i giovani alla vita marinara e di avviarli alla carriera navale. 
Le vicende del 25 luglio prima e dell’8 settembre poi portarono alla soppressione del Collegio e all’utilizzo del complesso di S. Elena, dopo alterne  vicende burocratiche, dapprima delle forze armate tedesche e poi di reparti di fanteria di Marina della X Flottiglia MAS della RSI, fino ai primi giorni di maggio del 1945.
 
La Regia Marina, e in seguito la Marina Militare, continuarono a utilizzare l’isola di S. Elena, in cui dal 1946 furono ospitati alcuni corsi delle Scuole Sottufficiali (dal 1952 Gruppo Scuole CEMM). Col previsto e poi attuato trasferimento per il 1960 di quei corsi in altre sedi la Marina Militare si pose il problema del futuro utilizzo del complesso veneziano. Fu accolta l’idea di crearvi, sulla falsariga della Nunziatella di Napoli, antica scuola militare dell’Esercito, un istituto il cui fine principale non fosse quello di addestrare i futuri allievi dell’Accademia Navale (come nel caso del Collegio della GIL) bensì di avvicinare i giovani alla vita sul mare e di formarli secondo i valori tradizionali della forza armata. Ulteriori scopi che ci si prefiggevano era l’azione promozionale all’interno
e all’esterno della Marina Militare, col rafforzamento di un’immagine sempre più legata ai giovani, e la creazione nel corso dei decenni di una “band of brothers” dapprima di ragazzi, e poi di dirigenti in tutti i campi (non necessariamente militari, ma anzitutto civili, politici, professionali e imprenditoriali) che si riconoscesse nei suoi valori e si facesse portatrice delle sue esigenze: risultati puntualmente verificatisi. Nel 1961 si aprirono così i corsi del Collegio Navale Francesco Morosini, interamente gestito dalla Marina, in cui ragazzi di tutta Italia, e di ogni estrazione sociale, poterono frequentare gli ultimi anni dei licei classico e scientifico. Non è azzardato affermare che una parte non indifferente della classe dirigente italiana, in tutti i settori, si sia formata su quei banchi e in quel piazzale, anche e soprattutto grazie ai valori trasmessi dalla Marina Militare.
 
La completa realizzazione degli originari intenti si è potuta avere nel 1998 con la trasformazione dell’istituto in Scuola Navale Militare, comportando ciò l’acquisizione da parte degli allievi a ogni effetto dello status di militari, l’assunzione da parte del Comandante della qualifica di preside e infine, nel 2009, l’arrivo delle allieve, oggi presenti in percentuali sempre più rilevanti: come sempre più numerose sono le domande dei giovani di tutta Italia che ogni anno ambiscono a superare le difficili fasi concorsuali per accedere a un istituto ormai, nella tradizione, proiettato verso il futuro.
 

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